

18) Abelardo. Definizione dell'universale.
    Alla tesi realista di Guglielmo di Champeaux Abelardo
obiettava che, se esistono sostanze universali e le determinazioni
individuali sono solo accidenti - attributi non necessari -, una
stessa sostanza si troverebbe a sostenere accidenti e attributi
contraddittori o addirittura opposti. D'altro canto Abelardo
rifiut anche la tesi nominalista che negava ogni relazione fra il
discorso e la realt

Glossae super Porphyrium (vedi manuale pagina 233).

1   Viste le ragioni per le quali le cose n singolarmente n
collettivamente prese si posson dire universali, in quanto
l'universale si predica di molti, resta che attribuiamo
l'universalit solo alle parole.
2   Come dunque certi nomi son detti dai grammatici appellativi, e
certi altri propri, cos dai dialettici certe espressioni semplici
son dette universali, certe altre particolari, ossia singolari.
L'universale  un vocabolo trovato in modo da esser capace di
essere predicato singolarmente di molti, come per esempio il nome
uomo  unibile ai nomi particolari degli uomini, per la natura dei
soggetti reali ai quali  imposto. Il singolare, invece,  quello
che  predicabile di uno solo, come per esempio Socrate, quando 
preso come nome di un uomo solo. Se infatti lo si assume
equivocamente, non si ha pi una parola sola, ma molte per il
significato, poich, secondo Prisciano, molti nomi possono essere
impliciti in un'unica espressione verbale. Quando si descrive
l'universale come ci che si predica di molti, quel ci che non
solo indica la semplicit dell'espressione per distinguerlo dai
discorsi composti, ma anche l'unit del significato, per
distinguerlo dai termini equivoci.
 (Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
quarto, pagine 774-775)

